VI – SETTEMBRE 2026 – La geologia come una disciplina viva

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La newsletter del progetto LS-OSA

VI – SETTEMBRE 2026

La geologia come una disciplina viva

Intervista alla prof. Francesca Cifelli
Professore Associato, Dipartimento di Scienze, Università Roma Tre, componente del Comitato Tecnico Scientifico del progetto LS-OSA
 

Come è iniziata e si è evoluta la tua partecipazione al progetto LS-OSA?

La mia partecipazione al progetto LS-OSA è iniziata fin dalle sue prime fasi, nell’ambito della collaborazione tra il Ministero dell’Istruzione e l’Università degli Studi Roma Tre, alla quale afferisco. Ho avuto modo di contribuire in modo diretto alla progettazione e alla realizzazione delle schede dedicate alle esperienze e agli esperimenti di Scienze della Terra, lavorando alla costruzione di proposte didattiche scientificamente rigorose ma, allo stesso tempo, accessibili e facilmente utilizzabili nel contesto scolastico (quello che noi definiamo “laboratorio povero”).

Nel tempo, il mio coinvolgimento si è ampliato anche alle attività di formazione degli insegnanti, attraverso i laboratori itineranti che abbiamo svolto in quasi tutte le regioni italiane. Personalmente, per le Scienze della Terra, e per la geologia in particolare, ritengo le attività del progetto LS-OSA particolarmente stimolanti perché oltre a mettere a disposizione materiali o attività sperimentali, il progetto ha sostenuto (e sostiene) i docenti nella loro capacità di proporre la geologia come una disciplina viva, osservabile e strettamente connessa al territorio nei quali gli studenti abitano e alla vita quotidiana di tutti.

L’esperienza nel progetto LS-OSA, a mio avviso, conferma quanto sia prezioso il dialogo tra università e scuola. La collaborazione tra chi svolge ricerca, chi forma i futuri insegnanti e chi lavora quotidianamente in classe permette infatti di tradurre conoscenze scientifiche complesse in percorsi educativi concreti, efficaci e stimolanti.

Perché è importante che questo progetto si focalizzi anche sull’insegnamento della geologia?

La geologia è una disciplina fondamentale per comprendere il mondo in cui viviamo. Il territorio, il paesaggio, le montagne, i fiumi, le coste, i terremoti, le frane e le risorse naturali non sono elementi astratti: fanno parte dell’esperienza quotidiana degli studenti e influenzano direttamente la vita dei cittadini e delle comunità.

Studiare geologia a scuola consente di leggere il paesaggio come il risultato di processi naturali che agiscono su tempi e scale molto diversi: alcuni rapidi, come i terremoti, le alluvioni e le frane; altri lentissimi, come la formazione delle catene montuose. Questa consapevolezza è particolarmente rilevante in un paese come l’Italia, caratterizzato da un patrimonio geologico e paesaggistico straordinario, ma anche da una elevata esposizione a rischi naturali. Argomenti come terremoti, eruzioni vulcaniche, dissesto idrogeologico, disponibilità delle risorse naturali e cambiamenti climatici hanno profonde implicazioni scientifiche, ambientali e sociali.

Insegnare geologia a scuola significa, dunque, fornire agli studenti strumenti per leggere il territorio e interpretare con maggiore consapevolezza molti fenomeni che incidono direttamente sulla vita delle comunità. Attraverso l’osservazione, la formulazione di ipotesi e l’interpretazione delle evidenze, gli studenti sviluppano capacità critiche che vanno oltre l’apprendimento disciplinare. La geologia contribuisce così alla formazione di futuri cittadini partecipativi, attivi e consapevoli, capaci di comprendere la complessità delle questioni ambientali e di assumere decisioni responsabili.

Qual è la relazione tra la didattica della geologia a scuola e quella all’università? E per quali ragioni questo progetto si avvale della presenza di un comitato tecnico-scientifico composto anche da docenti universitari?

La didattica della geologia nella scuola e quella universitaria appartengono a livelli formativi diversi, ma sono profondamente collegate. La scuola ha il compito essenziale di costruire le basi: sviluppare curiosità, capacità di osservazione, familiarità con il metodo scientifico e consapevolezza dei processi che modellano la Terra. L’università approfondisce poi questi contenuti attraverso strumenti concettuali, metodologici e tecnici più avanzati, formando geologi, insegnanti, ricercatori e professionisti che potranno operare nei settori della ricerca, della tutela ambientale, della gestione del rischio e della pianificazione del territorio.

Perché questo percorso sia efficace, è necessario che tra scuola e università vi sia continuità. Gli studenti dovrebbero arrivare all’università non necessariamente già in possesso di conoscenze specialistiche, ma avendo maturato la capacità di osservare criticamente un paesaggio, formulare domande, raccogliere evidenze, interpretare dati e comprendere che la Terra è un sistema dinamico.

La presenza, nel progetto LS-OSA, di un comitato tecnico-scientifico composto anche da docenti universitari risponde proprio a questa esigenza. I docenti universitari possono contribuire ad assicurare l’aggiornamento scientifico dei contenuti, la correttezza del linguaggio e l’aderenza delle attività alle conoscenze più recenti nelle discipline, tra cui le Scienze della Terra. Al tempo stesso, il confronto con gli insegnanti della scuola permette di adattare tali contenuti alle diverse età degli studenti, ai curricoli e alle reali esigenze della didattica in classe.

Questa collaborazione è particolarmente importante perché rende possibile una didattica rigorosa senza essere eccessivamente astratta. Le attività proposte possono così avvicinare gli studenti al modo in cui ragiona chi fa ricerca: osservare, formulare ipotesi, sperimentare, discutere i risultati e collegare quanto appreso ai fenomeni che caratterizzano il proprio territorio.

Quale tra gli esperimenti di geologia proposti nel sito web ritieni sia particolarmente significativo?

Tra le esperienze proposte nella piattaforma LS-OSA, considero particolarmente significativa “Montagne fai da te”. È un’attività efficace perché consente di affrontare in modo concreto e partecipato temi che spesso risultano difficili da rappresentare soltanto attraverso immagini o spiegazioni teoriche: la formazione delle catene montuose, la deformazione delle rocce e i principi fondamentali della stratigrafia.

Attraverso un modello sperimentale semplice, gli studenti possono osservare come strati inizialmente orizzontali possano deformarsi, piegarsi e sollevarsi in seguito a forze compressive, comprendendo così alcuni dei meccanismi che, su tempi geologici molto lunghi, portano alla formazione delle catene montuose. L’esperimento permette di collegare ciò che accade nel modello a fenomeni reali osservabili nelle catene montuose e nelle successioni rocciose.

Ritengo che questa esperienza sia particolarmente preziosa anche perché aiuta ad avvicinarsi al concetto di tempo geologico profondo. La formazione di una catena montuosa avviene nell’arco di milioni di anni, una scala temporale molto lontana dall’esperienza quotidiana degli studenti. Rendere visibili e manipolabili processi così lenti attraverso un’attività pratica permette di comprenderli in modo più intuitivo! “Montagne fai da te” mostra quindi molto bene il valore della didattica esperimentale in geologia: trasformare fenomeni difficili da immaginare in occasioni di osservazione, discussione e comprensione concreta della dinamica del nostro Pianeta.

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